Incipit

Come inizia una storia, da come inizia, già si capisce se mi interesserà oppure no. Oggi siamo diventati professionisti di questa abilità per via dello zapping. Bastano pochi secondi, a volte un solo attimo, per convincerci a cambiare canale. Ed io avrei voluto cambiare canale un sacco di volte, come quella volta che….

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A lezione…

“La lezione di oggi sarà sulle società in generale, prendete il quaderno degli appunti che vi detterò qualcosa… ” – Già avevo sentito che qualcosa non andava, la testa leggera quasi fino al punto di girarmi. No, Oddio, e se mi prende adesso un infarto, o un ictus, o un calo di glicemia, o una crisi ipertensiva. – ” Partiamo dall’art. 2247 del codice civile…” – Un approdo sicuro, con questo posso andare avanti per un bel po’, penso, mentre sento il treno del mio metabolismo partire verso complicatissimi equilibri, verso omeostasi molto precarie, con la testa leggera, leggera… A quanto avrò la pressione ? Boh! Chi lo sa? Morire sul posto di lavoro, facendo lezione non è poi tanto male, anzi, è molto onorevole, dignitoso… Ma dipende molto dagli attimi prima del decesso, tutti ricorderanno come hai detto che stavi male, come hai abbandonato la lotta, come sei caduto, se hai ,nonostante tutto, suscitato l’ilarità per un movimento goffo, capita spesso, se uno ha un colpo non è che possa badare allo stile in cui gli prende.. Ma ce la faccio, mi riprendo un minimo, respiro ( sempre celando un atteggiamento del tutto normale).. -” … Le caratteristiche del contratto di società sono…” – Oh bene, sul mini ipad faccio scorrere le slide di una mia vecchia e collaudata lezione, chiara e semplice, le penne degli allievi scorrono veloci sui quaderni, solo ogni tanto s’alza una voce per voler ripetute le ultime parole, si, penso fra me e me, le ultime parole… Questa volta non saranno le ultime, ma arriveranno ed io sarò già preparato, almeno a lezione.

Punk Joe

Punk Joe era di Milano, ma viveva a Bologna in una casa occupata. Era sempre sorridente, occhi azzurri e cresta moscia biondo rosa . Si muoveva dinoccolandosi poeticamente, vestito sempre di nero con catene metalliche ed aveva un collare con le punte d’acciaio.  Lo incontravo spesso all’alba seduto sulla base di una delle sculture metalliche di giò Pomodoro a piazza Verdi. In quel periodo si faceva un acido al giorno, le stelline rosse, più anfetamine che lsd vero e proprio.   Partecipava alle manifestazioni spinto da esigenze artistiche più che politiche e parlavamo molto poco ma sempre di Rimbaud e Sex Pistols. Avrà avuto sedici anni e non credeva assolutamente che ci sarebbe stato un qualsiasi futuro. Rubava biciclette, o meglio le prendeva in prestito , nel senso che magari le prendeva in via Zamboni e le lasciava in  via Mascarella dimenticadole senza ricordarsene mai più . Era un nonviolento naturale ed ogni volta che lo vedevo ero contento. Una sera. In una casa occupata dalla strega,una anziana frikkettona che viveva sempre al buio con solo qualche candela per illuminazione, punk Joe si alzò ed andò via per sempre. Qualche anno dopo mi dissero che era impiegato alle poste ed era diventato ” normale”. Non lo vidi più .

Chiedo scusa

Chiedo scusa per non aver fatto tutto il bene che avrei voluto fare, per non essere stato gentile quanto avrei voluto essere, per non aver amato quanto avrei voluto amare.
Chiedo scusa per non essere stato generoso quanto avrei dovuto, per aver goduto di troppe cose che altri non hanno mai avuto e per non averle condivise con loro che probabilmente le meritavano più di me.
Chiedo scusa per non aver aiutato quanto sarebbe stato doveroso e necessario chiunque ne aveva bisogno, chiedo scusa per aver vissuto sprecando il mio tempo in droghe ed alcool.
Chiedo scusa a chi mi ha voluto bene per ogni volta che li ho fatti soffrire per arroganza, presunzione, egoismo.
Chiedo scusa a tutti, non sono stato degno delle promesse fatte, per gli entusiasmi traditi, per aver deluso chi ha creduto in me.
Chiedo scusa ai miei maestri ed ai mille libri che inutilmente ho letto cercando di vivere vite di altri, chiedo scusa per non aver saputo perdonare e per le orribili parole che mi sono uscite come  serpi dalla bocca troppe volte. Chiedo scusa per non aver mai creduto in Dio e per aver confuso santità e magia. Chiedo scusa anche se è troppo tardi, ma la morte bussa forte alla mia porta ed il tempo stringe. Che nessuno abbia rimorsi nei miei confronti, tutto il male che ho ricevuto me lo  sono ampiamente meritato, non abbiate sensi di colpa, fumateci sopra una sigaretta, quando schiaccerete il mozzicone già sarò giustamente dimenticato.

Poi

Poi, poi, lo farò poi! Quante volte l’abbiamo pensato, a volte anche detto, e questo poi non è avvenuto mai.
Poi, poi, lo farò poi! Ed un mondo svanisce nel nulla e non ritornerà mai più.
Eppure qualcosa resta.
Forse la parte migliore di noi, ma incompleta, monca, ma vera, vive un’altra vita come parte dell’unica vita che abbiamo.
Poi, poi, poi, lo farò poi…

Cose che succedono…

Ormai ognuno di noi è iscritto su facebook, poche eccezioni. L’esperienza dei social network, ed in particolare del più diffuso e importante , è entrata nella quotidiana routine di moltissime persone. Tutti col nostro bravo profilo, la nostra foto preferita, l’immagine delle grandi occasioni. E poi fiumi di parole, di immagini e filmati condivisi, tutti urlanti necessità di essere visti, commentati, di piacere ed essere ulteriormente ed all’infinito, condivisi, commentati, piaciuti, tutti potenzialmente virali. Ma la maggioranza dei post cade nell’oblio, miliardi di post inconsistenti, inutili, enorme paccottiglia che occupa memoria, rete, banda senza alcun senso, una infinità di esistenze virtuali inutili intasano la rete con informazioni altrettanto inutilizzabili, altissimo rumore di fondo della civiltà di internet, ma comunque le informazioni utili che restano sono molte di più di quelle leggibili, guardabili, udibili, nel corso di un’intera singola vita di ognuno di noi. You tube è il necessario completamento di facebook, post con allegati filmati di you tube rappresentano ormai una normale forma di comunicazione colloquiale di milioni di persone, un immagine, un  filmato ancor di più, valgono più delle semplici parole, più di mille e mille parole. Una iperinformazione costante ci pone problemi di scelta continui, quale informazione è pertinente, rilevante, ci serve ? Bisogna saper scegliere. Bisogna essere esperti nel cercare e valutare l’affidabilità delle fonti, perchè in internet c’è di tutto, e la maggioranza è merda. Ma ancora grandi soluzioni alle questioni quotidiane impellenti, tipo la soddisfazione dei primari bisogni di vita, di un buon lavoro, di una organizzazione più razionale della politica, internet ancora non ce l’ha data, non abbiamo svoltato paradigma, ancora le doglie continuano ed il nuovo uomo non è nato, il nuovo mondo non c’è, ne discutiamo solo più di prima ma in modo più superficiale. Però ogni istante potrebbe succedere qualcosa, ogni istante succedono un sacco di cose, una di queste cose potrebbe essere quella che innesca il cambiamento. Possiamo sperare più volte ma più volte rimanere delusi.

Siamo tutti eterni

Ogni tanto ho l’impressione che la morte bussi alla  mia porta.  Qualche piccolo dolorino l’annuncia. Il mio profilo medico mi suggerisce che morirò d’infarto o ictus. Sinceramente non mi aspetto alcunchè dopo la morte e credo che succeda come a tutti gli altri: qualche funzione, qualche lacrimuccia, poi il mondo proseguirà per la sua strada. Che senso ha tutto questo? E perchè si è nati, si è vissuto, e poi si muore? Forse nessuno lo saprà mai. Io certamente non lo so. Ma invidio benevolmente chi ha fede, quei fortunati che credono in una religione. Avere una fede conviene, ma non possiamo prenderci in giro da soli, la fede o la si ha o non la si ha, ed io, sfortunatamente non la ho. Nel corso della mia vita ho spesso chiesto aiuto alla scienza per avere qualche risposta solida, ma mi sono presto perso nelle trappole della fisica quantistica, anche per miei limiti nella matematica, meglio la logica. Quando, come una farfalla sui fiori, ho cominciato il mio viaggio nella conoscenza, guidato dalla bellezza delle parole, delle immagini, dal semplice godimento che mi dava la lettura di un libro, l’ascolto di una musica, la visione di un film o di una foto, non ero alla ricerca di altro che non il godimento che conoscere e sperimentare mi dava. Non avrei mai creduto di poter arrivare in qualche porto sicuro, di avere qualche illuminazione, ed invece un approdo lo trovai: il concetto che “ogni cosa è collegata ad ogni altra”. Per cui qualsiasi  atto, pensiero o azione modifica continuamente l’intero universo. Nulla si perde se qualcosa esiste. L’adesso è il prodotto dell’intero passato, di qualsiasi cosa sia accaduta, di ogni cosa che è esistita. Lo è nella sua essenza chimico-fisica e pertanto ogni nostro semplice pensiero modificherà nella sua essenza chimico-fisica l’intero universo. Certo questa variazione sarà piccolissima, ma comunque superiore a zero. Questo concetto mi accompagna nel lasciare serenamente  la mia forma attuale, umana. Il mondo continuerà per la sua strada, ma questa strada conterrà interamente ciò che sono stato, quello che ho fatto, quello che ho pensato, e questo continuerà per l’infinito a determinarne il percorso. Siamo tutti eterni.

Una persona per bene

Era una persona per bene. Non ha mai tradito un patto, fece sempre la prima gentilezza, se incontravi il suo sguardo partiva automatico un sorriso ed un cenno di saluto. E’ incredibile come ci siano persone al mondo così schifose da essere persino “avare di saluti”, lui no, nel dubbio salutava, riconosceva a tutti lo status paritario di “essere umano”. Morì dimenticato da tutti, anche dai suoi figli e da sua moglie, che lo consideravano un ingenuotto disadattato, dato che non aveva portato molta ricchezza alla sua famiglia. Ma quando vendettero la casa degli avi, i nuovi proprietari trovarono sotto una mattonella in cantina, una scatola piena di foglietti di carta e vecchie foto. Una foto in particolare era antica ed era di una donna bellissima con uno sguardo sognante, dietro c’era una dedica scritta in nero ” Con Amore”, senza nome.

 

pensiero della sera di venerdì

…di solito arrivo a venerdì in modo rocambolesco e miracoloso, mi arrampico centellinando le energie fino all’ultima stilla, ed allora, la sera del venerdì, sono in preda ad una vasodilatazione totale, ad un abbandono da “giorno prima della festa”, e stasera, che è venerdì, mi è venuto di pensare al concetto di “non attaccamento”. Tutto può svanire in qualsiasi momento, la mia vita, come il cosmo intero. In un attimo e comunque, si perderà tutto, beni ed affetti. Come faremo a trovarci pronti ? Potremo mai essere pronti ad una tale cosa, la morte e l’annientamento ? Mogli, figli, amici,animali ,  natura , oggetti, semplici cose o drammatici addii . In quell’attimo in cui comunque ci renderemo conto che il momento è arrivato, cosa ci impedirà di impazzire ? O forse che la follia è l’unico stato possibile, reale, concreto della nostra esistenza ? Troppa ragione non lascia spazio all’arte ed all’intuizione, in queste terre aiuta di più ad orientarsi la religione, lo spirito. Resta però scientificamente provato che ognuno di noi, sebbene forse impercettibilmente, modifica l’universo in tutta la sua infinita estensione, e questa modifica “conforma” in modo sistemico l’ambiente in cui ogni altra cosa vivrà,contribuirà necessariamente a determinarne i destini,  e questa è molto più che un’intuizione di eternità, è matematico, è scienza! Tutto è in ogni cosa, ma che fine fa la coscienza ? Che cos’è la coscienza ? Dove risiede la coscienza, in ogni cosa o solo in noi ? A me piace pensarmi a come una semplice nota nel grande concerto dell’universo, una nota che contribuisce ad una grande emozione, e quando penso questo, come adesso, mi sovviene un sentimento di serena gratitudine, e se proprio si deve morire, non mi dispiacerebbe morire proprio adesso con questo pensiero nella mente, questo sentimento nel cuore.